Dürrenmatt

Friedrich Dürrenmatt, I fisici, Einaudi, Torino 1985, p. 66

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Il mio primo libro di poesie – versione Blog

Ora realizzo che non ho dato la notizia qui, mentre su Facebook già a fine giugno diedi l’annuncio di cui sotto, che riciclo dunque ora per chi segue il blog. Bye


Cari amici vicini e lontani,
come da oggetto di questo post, ha finalmente trovato collocazione a stampa nel mondo il mio primo libro di poesie. Il titolo, “Pronomi personali”, riflette un percorso rintracciato nella grande messe di poesie scritte negli ultimi 18 anni circa. 
Delle 4 sezioni, chi ha ovviamente avuto modo di stare vicino all’opera che via via nasceva (escluso lo scontato “io”), era il mio “tu”, facilmente riconoscibile nella moglie. Ma ora, prima che a pieno titolo prosegua il suo umile viaggio verso “loro”, mi preme il rivolgermi a voi, che costituite un momento importante del percorso.
Costruito in maniera schiva e poco appariscente, tra blog e parrocchie, tra campi di calcetto e tavoli pieni di dadi, tra filosofia, letteratura e cinema, tra una quadriglia francese, qualche ferma convinzione e qualche ineliminabile dubbio, tra la Tomba di Nerone, la Chiodi, il Mamiani e la Sapienza, il “noi” che costituite e che mi comprende sappiatelo a me carissimo, accompagnato da una pigra ma ferma volontà di abbracciare tutti di nuovo o per la prima volta, anche qualora non dovesse accadere mai.
Dopo l’estate, con la giusta calma, vedrò di organizzare qualche presentazione, con la malcelata speranza di concretizzare le vicinanze che qui sembrano ad un tempo darsi e farsi più lontane.
Per chi è arrivato sino in fondo, grazie della paziente lettura.
Per chi non ha letto, un caro saluto.
Per tutti, qui di seguito il link che riguarda il libro.
Ciao

Cosa accade

Cosa accade
mentre m’abbracci nella notte?

Quel ch’accade nel momento
in cui m’abbracci di giorno,
ma con la luce spostata altrove.

Rotando, s’addensano
piccole selve d’olivi
che con umana pietà
non umana si dice
non vollero crocifiggere
il Cristo.

A diventar nodosi 
si prende l’abitudine,
duri, teneramente utili
sotto la luce delle campanule.

Suona un qualcosa che ci dice 
di riprendere le spoglie dei morti,
sollevarle, spostarle
dopo anni dieci e ricordarle
vivendo comunque seduti vicino,
felici e riluttanti.

Restia mi dici: “resta…”

lottando contro il sonno
ad armi impàri.

Con lo studio,
l’esercizio vanitoso,
affievoliamo il vento che c’irride
e andiamo avanti ancora un poco.

Sullo sfondo, un paesaggio
nella burrasca, instabile.

Cosa accade
mentre m’abbracci di giorno?

Quel ch’accade nel momento
in cui m’abbracci di notte,
ma con luce sopra.

Si spira
costanti, periodici, locali,
raramente regnanti o dominanti.

Supremazia possente, dov’eri
quando morirono tua madre la Pazienza 
o tuo figlio, il Furore 
innamorato del Nulla?

Pronomi indefiniti,
con sempre maggiore autonomia
ci ritroviamo
a-spettatori con l’affanno,

nell’attesa del fulmine cieco
che riconosca anche il nostro dolore.