Evtušenko

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, Poesie d’amore, Newton Compton, Roma 1986, p. 41

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Cosa accade

Cosa accade
mentre m’abbracci nella notte?

Quel ch’accade nel momento
in cui m’abbracci di giorno,
ma con la luce spostata altrove.

Rotando, s’addensano
piccole selve d’olivi
che con umana pietà
non umana si dice
non vollero crocifiggere
il Cristo.

A diventar nodosi 
si prende l’abitudine,
duri, teneramente utili
sotto la luce delle campanule.

Suona un qualcosa che ci dice 
di riprendere le spoglie dei morti,
sollevarle, spostarle
dopo anni dieci e ricordarle
vivendo comunque seduti vicino,
felici e riluttanti.

Restia mi dici: “resta…”

lottando contro il sonno
ad armi impàri.

Con lo studio,
l’esercizio vanitoso,
affievoliamo il vento che c’irride
e andiamo avanti ancora un poco.

Sullo sfondo, un paesaggio
nella burrasca, instabile.

Cosa accade
mentre m’abbracci di giorno?

Quel ch’accade nel momento
in cui m’abbracci di notte,
ma con luce sopra.

Si spira
costanti, periodici, locali,
raramente regnanti o dominanti.

Supremazia possente, dov’eri
quando morirono tua madre la Pazienza 
o tuo figlio, il Furore 
innamorato del Nulla?

Pronomi indefiniti,
con sempre maggiore autonomia
ci ritroviamo
a-spettatori con l’affanno,

nell’attesa del fulmine cieco
che riconosca anche il nostro dolore.

Stile di vita dal passato n. 2

C’era una volta

il tuo fluttuare delle braccia

mentre camminavi

avanti e dietro, attorno.

 

C’era una volta la tua parola seduta

e il mio sorriso,

bambino nel sentirla

e tanto bello.

 

Saranno già sedici ore circa

che non ti vedo

e, se dici che tanto ti manco

quanto a me di te succede,

non ti credo.